lunedì 14 maggio 2012

Dopo la manifestazione di sabato 12 maggio.



Bella manifestazione quella di sabato 12 maggio a Roma.
In 40.000 abbiamo seguito il corteo da Piazza della Repubblica fino al Colosseo.
Molti gli striscioni di circoli e federazioni di Rifondazione, alcuni del PdCI, significativa presenza No Tav  (Nicoletta Dosio ha parlato dal palco)  ed anche bandiere della Cgil, dei sindacati di base e di tanti comitati ed associazioni.
Molti i temi presenti sugli striscioni o sui volantini, (dalla lotta del popolo palestinese, alla manifestazione della scuola del 26 maggio, alla questione dell’acqua pubblica ed altro ancora), temi sui quali i compagni di Rifondazione nelle varie realtà sono impegnati a fianco dei movimenti.
Il segnale lanciato sabato è un segnale forte, che dimostra come, nonostante l’oscuramento dei media e tutte le difficoltà,  la nostra presenza nel Paese sia significativa e con essa possa crescere l’opposizione sociale al governo Monti, una opposizione che parte dalla difesa dell’art.18.
Un forte applauso si è levato dalla piazza quando il compagno Ferrero nell’intervento conclusivo dal palco rivolgendosi a Sel ed IdV, ha detto che è ora di smetterla di inseguire con il cappello in mano il PD.
Il problema del ruolo e delle responsabilità del PD è fortemente sentito dalla base e deve essere chiarito una volta per tutte.
Dopo la giornata di sabato, torniamo a casa con alcune domande ed una conferma:
il partito c’è, i suoi militanti sono generosi e nella crisi globale del capitalismo, che travolge persone e diritti, il nostro compito è di stare nelle lotte per costruire l’alternativa alla base della società.
A partire dalla difesa dei lavoratori, come abbiamo fatto in questi giorni al presidio dei dipendenti della De Boni ed alla loro “Tenda della speranza” posata in Viale San Lazzaro.
Una vertenza che ha portato a casa dei risultati materiali (il sostegno economico ai lavoratori) grazie all’ intervento delle istituzioni, e che ha assunto un grande significato:
alla crisi si risponde con la lotta e la solidarietà non con la solitudine e la disperazione.
L’abbiamo fatto raccogliendo l’appello della Filt Cgil, insieme alle altre soggettività politiche, sindacali e sociali ed ai singoli cittadini che hanno sostenuto la vertenza.
La lotta per noi ora deve continuare contro la “riforma” che in questi giorni viene votata in Parlamento, una riforma che annulla norme  di civiltà per dare mano libera ai licenziamenti.
Gridiamoglielo forte:  giù le mani dall’art.18!

lunedì 30 aprile 2012


Il 1° Maggio è la giornata di lotta internazionale di tutti i lavoratori dal 1889,  quando nasce per decisione della Seconda Internazionale e con la parola d’ordine della riduzione della giornata lavorativa a otto ore.
Oggi, con la crisi del sistema capitalistico, molti lavoratori sono disoccupati e molti altri costretti a lavorare per più di otto ore al giorno.
La disoccupazione è a livelli record in tutta Europa, più di due milioni e trecentomila sono le persone in cerca di occupazione in Italia.
Sono anche molti i giovani che non studiano né lavorano.
L’arroganza padronale assume forme nuove oggi rispetto al 1889, ma nella continuità della sostanza:  sfruttare i lavoratori, ridurre i diritti minacciando il licenziamento, fare della precarietà la norma di vita per tutti.
Cosa altro significa manomettere l’art.18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori?
Come si può sostenere che alzando l’età pensionabile si favoriscono i giovani?
Cosa aspetta la Cgil a dichiarare lo sciopero generale?
Le mobilitazioni di queste settimane, che hanno interessato anche la nostra provincia, mostrano che i lavoratori non sono affatto rassegnati e che è necessario lottare con più determinazione e tutti insieme contro la  riforma del mercato del lavoro e le politiche del governo Monti-Napolitano.
Perciò ben venga la decisione dei sindacati di base di indire unitariamente per il 9 maggio una giornata di mobilitazione, una decisione che può rappresentare una tappa verso la costruzione dello sciopero generale.
Oggi come ieri c'è bisogno dell' unità dei lavoratori per riconquistare i nostri diritti.
In questo momento difficile non c'è altra strada che la solidarietà nella lotta.
Per ribadire con forza la parola d’ordine dello sciopero generale invitiamo tutti i lavoratori e gli studenti alla manifestazione di sabato 12 maggio a Roma indetta da Rifondazione e dalla FdS un appuntamento importante che può segnare una inversione di tendenza.



martedì 24 aprile 2012

Nel 67° anniversario della Liberazione



Pochi giorni prima di questo 25 Aprile  è stata resa pubblica la notizia che la nuova base Usa di Vicenza verrà intitolata al  partigiano Renato Dal Din della brigata "Osoppo".
Un fatto grave che ha destato 
l’ indignazione dei tanti vicentini che si sono opposti in questi anni alla costruzione della base.
Un atto che rappresenta anche una offesa nei confronti dei tanti uomini e donne che hanno combattuto contro il Nazifascismo anche sacrificando la vita.
Siamo di fronte  ad un uso politico della storia  per riscriverne il significato e confondere i termini della questione, tutto ciò per conciliare ciò che non è conciliabile.
Dalla Resistenza è nata la Costituzione che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.
La base militare statunitense al Dal Molin è sorta contro la volontà popolare ed  in contrasto con la Costituzione.
I partigiani lottarono per liberare il Paese dalla dittatura e dalla guerra.
I partigiani comunisti furono osteggiati dagli americani e  da coloro che volevano mantenere il potere nel Paese ed evitare che si andasse troppo oltre, fino a mettere in discussione gli equilibri del capitalismo italiano.
I difensori dell’attuale ordine mondiale, che si regge sulla guerra e sulla fame, vogliono far dimenticare che molti partigiani furono comunisti e che il loro contributo fu decisivo per la sconfitta del nazifascismo.
Però il loro insegnamento è fondamentale oggi per capire l’attualità del presente.
I partigiani di allora, i molti ragazzi e ragazze che hanno lottato contro l’oppressione per costruire un mondo diverso non meritano queste offese, né c’è bisogno di retorica nelle cerimonie ufficiali, ma solo di un ricordo onesto per continuare sulla loro strada.

giovedì 12 aprile 2012

Sulla riforma del mercato del lavoro


Mentre in Parlamento è iniziata la discussione del disegno di legge del governo sulla riforma del mercato del lavoro, continua nel Paese ed anche a Vicenza la mobilitazione dei lavoratori contro la manomissione dell’art.18.

Dopo lo sciopero di mercoledì scorso con il blocco della tangenziale nella zona industriale della città, ieri sono stati i metalmeccanici delle fabbriche dell'area ovest della provincia a scioperare e a manifestare lungo la strada regionale 11, ad Alte Ceccato, all'altezza della "rotatoria del cavallo".

Lavoratori, già pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni, che scioperano e manifestano per far sentire le loro ragioni ai passanti, ai giornalisti presenti, all’opinione pubblica, ritenendo che le loro ragioni non siano solo le loro, ma tocchino questioni di interesse generale.

E’ importante che cresca il consenso verso questa mobilitazione e che venga espressa una posizione chiara su quel che sta avvenendo.

Dato che lo stesso Presidente del consiglio Monti, ha definito «evento estremo e improbabile» il reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente, non trovano giustificazione alcuna le incertezze di giudizio sul testo della riforma.E' chiaro che in base a quel testo i licenziamenti illegittimi d’ora in poi prevedono soltanto un indennizzo economico.

Vi sono oltrettutto possibilità che in Parlamento venga ulteriormente peggiorato come vorrebbero il PDL e la Confindustria con modifiche alle norme sulla flessibilità in entrata, mentre il PD dichiara che è necessario fare presto, sdoganando di fatto la partita.

La Fiom ha ribadito che per i metalmeccanici l’art. 18 è un punto irrinunciabile di civiltà, nella formulazione data fin dal 1970 e preannuncia altre iniziative di mobilitazione della categoria.

Ci sembra importante che non rimangano soli.

martedì 3 aprile 2012

La manifestazione di sabato 31 a Milano.



La manifestazione di sabato 31 Marzo a Milano indetta dal Comitato No debito è andata molto bene.

30.000 persone in piazza che manifestavano per la prima volta chiaramente e senza ambiguità contro il Governo Monti, voluto da Napolitano, ed il dominio delle banche. Una folla determinata, che in una manifestazione svolta in modo intelligente, è riuscita a mettere in discussione il totem del debito, moderno idolo di oggi, condizione esistenziale imposta dalla politica ed in base alla quale tutto deve essere sacrificato (diritti, tutele, prospettive personali e collettive).

Noi siamo partiti con i pullman insieme all’USB, che era molto presente in tutto il corteo partito da Piazza Medaglie d’oro e giunto in Piazza Affari, sede della Borsa.

Oltre al Comitato No debito che apriva il corteo, c’erano i No Tav con una folta rappresentanza e poi, altri sindacati di base come la Cub, i ferrovieri di “Ancora in marcia”, lavoratori autoconvocati, gruppi di precari, anche molti immigrati, e poi la galassia di partiti e vari soggetti comunisti (i trotzkisti PCL, PdaC, Sinistra Critica, ed anche molte altre sigle).

Totalmente assente Sinistra e Libertà, un fatto che si commenta da solo.

Il partito era presente con un suo spezzone, al termine del corteo ha anche parlato Ferrero, oltre a Cremaschi, Perino dei No Tav ed altri. Ma l’impressione generale tra i compagni presenti è che si doveva fare ancora di più.

La manifestazione di sabato, infatti, è stata importante perchè ha riaperto uno spazio ed una prospettiva, e l'essere arrivati tutti insieme davanti alla Borsa dimostra la voglia di molti di riappropriarsi della democrazia che questo governo dei professori ci vuole togliere.

E’ servita a dimostrare nei fatti che vi è una opposizione politica e sociale nel Paese, composta da esperienze e sensibilità che sono diverse, ma che sono state in grado di unirsi in quella occasione importante, cogliendone tutti il significato.

Non era scontato che la manifestazione fosse così partecipata, perché l’azione devastante che sta compiendo il governo Monti, ha l’avallo di entrambi i poli (di centrodestra e di centrosinistra), l’appoggio dei media, e gli stessi vertici della Cgil stanno dimostrando molta timidezza persino nella difesa dell’art.18. Ma la giornata di sabato dimostra che nonostante la forte azione tesa a frammentare i lavoratori ed a normalizzare le lotte, le potenzialità ci sono ancora perché possa crescere alla base della società una opposizione plurale ed efficace.

Ora, più che mai, è necessario unirsi nella lotta a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole, dai territori.